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Come nacque la rivalità tra Juventus e Torino? L'aneddoto poco noto dietro il primo derby

Giada Martellinidi Giada Martellini· 03/08/2026 16:02
Come nacque la rivalità tra Juventus e Torino? L'aneddoto poco noto dietro il primo derby

Nacque da una scissione: nell’autunno 1906 una parte della dirigenza bianconera, guidata dall’industriale svizzero Alfred Dick, lasciò la Juventus e contribuì a fondare il Torino. Pochi mesi dopo, a gennaio 1907, il nuovo club vinse 2-1 il primo confronto ufficiale. Da lì, la scintilla diventò fuoco.

Le radici: uno strappo dentro la Juventus

Torino, inizio Novecento. Il calcio è giovane, la città industriale corre. La Juventus, nata nel 1897 tra studenti, vive una fase di crescita e di contrasti interni.

  • Linea “moderna”: più organizzazione, viaggi, preparazione. La spinge Alfred Dick.
  • Linea “tradizionale”: spirito scolastico, costi contenuti, amatorialità.

Lo scontro diventa insanabile. Nel dicembre 1906, insieme a esponenti del Football Club Torinese, i dissidenti fondano il Foot-Ball Club Torino. La città ha due poli, due identità, due colori.

Luoghi e contesto

  • Fondazione del Torino: in una birreria del centro (la stagione è quella), segno tangibile dell’anima cittadina del nuovo club.
  • Organizzazione: il calcio è regolato dalla FIGC, in un Paese che cerca forme comuni di modernità nel quadro del Regno d'Italia.

Non è solo sport: è appartenenza. Il contrasto tra borghesia studentesca e fabbriche e quartieri si specchia nel campo.

Il primo confronto ufficiale

Campionato 1907, fase regionale piemontese. Il calendario serve subito il piatto forte: Torino contro Juventus. Il pubblico accorre in massa, attratto dal fascino del “fratello contro fratello”.

DataCompetizioneLuogoRisultato
Gennaio 1907Campionato di Prima CategoriaVelodromo Umberto I, TorinoTorino 2-1 Juventus

Perché contò così tanto:

  1. Simbolico: i granata, nati da poche settimane, battono la “casa madre”.
  2. Sportivo: punti pesanti in un torneo breve, senza seconde chance infinite.
  3. Identitario: il colore granata e il bianconero diventano bandiere sociali.

Doppi ex e incroci

Nel Torino scendono in campo diversi ex juventini: conoscenze reciproche, orgoglio ferito, motivazioni alle stelle. La Juventus, privata di pedine e di una parte della sua leadership, si ritrova contro un avversario che conosce a memoria.

L’aneddoto poco noto dietro il primo derby

Le cronache dell’epoca raccontano più il risultato che i retroscena. Eppure, un dettaglio è rimasto ai margini.

Si racconta che Alfred Dick, decaduto dalla Juventus dopo la rottura, avesse comunque la forza contrattuale per assicurare al neonato Torino l’accesso privilegiato al Velodromo Umberto I, uno degli impianti più ambiti della città. Per il primo incrocio, fu il Torino a “fare casa”, mentre la Juventus dovette adeguarsi alla scelta del campo.

Non era solo una questione logistica. In un’epoca senza stadi di proprietà, contare sulle chiavi del velodromo significava incidere su spogliatoi, consuetudini e comfort. Un vantaggio psicologico sottile ma reale: il Torino nascente, grazie alla rete di contatti del suo principale promotore, entrò in campo sentendosi già padroni della scena.

Un altro dettaglio quasi dimenticato: i giornali locali parlarono di “match cittadino”, ben prima che l’etichetta “Derby della Mole” entrasse nell’uso comune. Il nome sarebbe arrivato dopo; la rivalità, invece, era già definitiva.

Perché la rivalità attecchì subito

Non bastano un risultato e una scissione per spiegare oltre un secolo di passione. Pesano fattori più profondi.

  • Geografia sociale: licei e salotti contro officine e rioni popolari. Due modi di vivere la città.
  • Visione del calcio: la Juventus verso la continuità istituzionale; il Torino verso un’idea più “cittadina” e combattiva.
  • Simboli: bianconero elegante, granata intenso. Contrasto netto, visivo e identitario.

Tre elementi identitari chiave

  1. Colori: il granata diventa subito narrazione di ardore; il bianconero di rigore.
  2. Sedi e campi: il controllo degli impianti è potere; il velodromo pesa nel racconto dei primi anni.
  3. Stampa: la nascente cronaca sportiva alimenta il pathos e fissa i simboli.

Dal primo 2-1 all’epopea

Quel 2-1 non rimase un episodio. Seguirono rimonte, stagioni alterne, drammi e resurrezioni. Il derby, intanto, cambiava pelle con il calcio italiano.

  • Età pionieristica: calendari irregolari, campi spartani, arbitri di prossimità.
  • Professionismo: il gioco si struttura, le società si consolidano, la rivalità sale di tono.
  • Memoria: ogni generazione aggiunge un capitolo, ma torna sempre lì, a quel tavolo di birreria e a quel velodromo pieno.

Ciò che resta oggi

Resta l’idea che un derby non è solo un match. È origine e conseguenza insieme: un episodio fondativo che rigenera significato a ogni fischio d’inizio.

In sintesi:

  • Origine: scissione dalla Juventus (autunno 1906) e nascita del Torino.
  • Primo derby: gennaio 1907, Velodromo Umberto I, Torino 2-1.
  • Aneddoto: il nuovo club, grazie all’influenza di Dick, ebbe il campo “amico” e un vantaggio psicologico decisivo.
  • Motori della rivalità: identità sociali, simboli e controllo degli spazi.
  • Eredità: una sfida che da oltre un secolo racconta la città.

Metodo e fonti: come leggere quella partita

Le cifre e i dettagli dei primi anni del calcio italiano vivono in giornali d’epoca, albi federali e memorie dei club. Le versioni cambiano nei particolari, ma il nucleo storico è stabile: scissione, fondazione, primo successo granata e un campo “amico” che segnò l’avvio.

Chi, come me, è cresciuta a bordocampo tra curve di provincia sa che certe sfide nascono prima del calcio d’inizio. Quel giorno del 1907, a Torino, il derby era già cominciato negli uffici dei campi e nelle stanze dei club. Il resto lo fece il pallone.

Giada Martellini
Giada Martellini

Dalla provincia toscana, Giada ha vissuto da adolescente la promozione della squadra locale e da allora racconta storie di calcio minore e campionati storici. Nei suoi articoli condivide emozioni di chi il calcio lo gioca per passione vera.