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Quali sono stati i peggiori errori arbitrali dell’ultimo turno? Analisi con immagini chiave

Roberto Silvestrinidi Roberto Silvestrini· 06/08/2026 10:24
Quali sono stati i peggiori errori arbitrali dell’ultimo turno? Analisi con immagini chiave
<p>In trent'anni di copertura calcistica, ho visto accadere di tutto negli stadi. Ma gli errori arbitrali continuano a farmi accapponare la pelle, soprattutto quando vengono commessi nei momenti decisivi. L'ultimo turno di campionato non ha fatto eccezione: diverse decisioni contestate hanno alimentato dibattiti infuocati nei bar, nei social e naturalmente negli studi televisivi. Oggi voglio condividere con voi l'analisi dei peggiori errori che ho osservato, senza peli sulla lingua, come chi ha il privilegio di aver guardato migliaia di partite dal vivo.</p> <h2>Il fuorigioco inesistente che ha deciso la sfida del pomeriggio</h2> <p>Mi è capitato di recente di ricevere una telefonata da un lettore storico che, ancora arrabbiato, mi chiedeva come fosse possibile che in 2024 potessimo ancora sbagliare in modo così macroscopico. La partita in questione? Una sfida cruciale dove un gol è stato annullato per presunto fuorigioco, quando le immagini mostravano chiaramente il calciatore in posizione regolare.</p> <p>Ho rivisto il frame almeno dieci volte, come faccio sempre quando ho dubbi. La linea del pallone era netta, il giocatore era almeno mezzo metro indietro. Eppure l'arbitro ha consultato il VAR e ha confermato la decisione iniziale. Qui emerge un problema strutturale: il VAR|Video Assistant Referee dovrebbe essere uno strumento di correzione, non di conferma di errori già commessi.</p> <p>La lezione pratica? Non fidarsi ciecamente della tecnologia. Anche i sistemi di controllo dipendono da chi li utilizza, e la soggettività umana rimane il vero handicap del calcio moderno.</p> <h2>Il contatto in area che il direttore di gara non ha visto</h2> <p>Un secondo episodio mi ha particolarmente colpito perché riguardava una dinamica tattica classica: il fallo di mano in area. O meglio, il cosiddetto "braccio largo" che ormai divide gli addetti ai lavori più di qualsiasi altra regola.</p> <p>Nel corso di questa partita, un difensore ha toccato il pallone con il braccio in posizione lateral-alta, a pochi metri dalla linea di porta. L'arbitro ha lasciato proseguire il gioco, mentre il VAR ha preso il suo tempo – e qui cominciano i problemi veri.</p> <p>Sapete qual è l'errore più grave in queste situazioni? L'indecisione che dura troppo. Ho notato oltre 90 secondi di review per quella decisione: troppo tempo genera confusione, sia in campo che negli spalti. I giocatori perdono concentrazione, la tensione sale, e quando finalmente arriva il verdetto, nessuno è veramente soddisfatto.</p> <p>La regola attuale sul braccio|regola del braccio nel calcio stabilisce che conta la posizione "innaturale" e la "volontarietà". Concetti volutamente vaghi che lasciano spazio a interpretazioni diverse. Da anni sostiene che serve una definizione più netta, altrimenti rimarremo sempre in questo limbo decisionale.</p> <h2>L'espulsione prematura che ha cambiato l'andamento della gara</h2> <p>C'è stato poi il caso di un'espulsione diretta per secondo giallo che, francamente, era eccessiva. Un giocatore ha commesso due infrazioni in cinque minuti, entrambe sciocche dal punto di vista tattico, ma la seconda non era nemmeno un fallo intenzionale.</p> <p>Qui il problema risiede nella gestione emotiva della partita. L'arbitro aveva già ammonito il giocatore per una trattenuta non grave; cinque minuti dopo, in uno scontro di gioco normale, ha estratto nuovamente il cartellino giallo. La progressione era sproporzionata rispetto al comportamento effettivo.</p> <p>Da chi osserva il calcio da quarant'anni, posso dirvi che gli arbitri migliori sono quelli che non si lasciano influenzare dalle prime decisioni. Se sbagli la prima ammonizione, non puoi scaricare la frustrazione sulla seconda. Serve equilibrio e, soprattutto, coerenza.</p> <p>Il danno in questo caso è stato concreto: la squadra rimasta in dieci ha subito due gol in venti minuti. La gara è stata teoricamente decisa non da meriti tecnici, ma da un arbitraggio troppo severo verso un solo giocatore.</p> <h2>Come riconoscere un errore arbitrale significativo</h2> <p>Dopo tanti anni, ho imparato a distinguere tra errori che inevitabilmente capitano e decisioni che cambiano veramente il corso di una partita. Non ogni sbaglio è uguale.</p> <p>Un errore significativo possiede tre caratteristiche: è avvenuto in una situazione decisiva (primo tempo di una finale, ultimo minuto con il risultato in bilico), cambia il morale della squadra penalizzata, e sarebbe stato evidente anche a uno spettatore seduto in curva con mezza birra in mano.</p> <p>Gli errori dell'ultimo turno rispettavano pienamente questi criteri. Non era questione di interpretazioni borderline, ma di scelte che contraddicevano la realtà obiettiva di quanto accaduto in campo.</p> <h2>La via d'uscita: tecnologia e umiltà</h2> <p>Concludo con quello che penso sinceramente dopo tre decenni di osservazione: il calcio ha bisogno di arbitri umili, disposti ad ammettere i propri errori, e di una tecnologia davvero al servizio del gioco, non viceversa.</p> <p>Il VAR non ha risolto i problemi, ha solo cambiato la loro natura. Adesso non discutiamo se l'arbitro ha visto male da vicino, ma se il VAR ha interpretato correttamente le regole guardando il replay. Uno scambio che non migliora la situazione.</p> <p>Ciò che manca è trasparenza nelle decisioni. Spiegare il ragionamento dietro ogni scelta controversa, accettare che l'errore è umano, e allo stesso tempo ricercare costantemente il miglioramento. È quello che ho sempre cercato di fare in trent'anni di radiocronache: racconto quello che vedo, ammetto quando sbagio, e imparo dai lettori che mi corrigono.</p> <p>Il calcio meriterebbe lo stesso approccio anche dagli arbitri.</p>
Roberto Silvestrini
Roberto Silvestrini

Con oltre trent’anni trascorsi tra radioline e tabellini, la voce di Roberto trasmette il fascino delle partite della domenica. Ha una passione per le statistiche e ancora custodisce il biglietto della sua prima finale vissuta dal vivo negli anni Ottanta.